Siamo “mortali”?

 

Se l’uomo è un “natale”, anziché un “mortale”, non si può scindere il processo di gestazione da quello di crescita, il “prenatal” dall’ “infantil”.

Come le contratture preparano alla nascita, le difficoltà derivate dall’ambiente

(ad esempio gli errori dei genitori) preparano a ogni nuovo inizio.

Vedendo l’uomo come “natale”,  il suo vivere è un continuo iniziare.

 

Ho trovato questo appunto in un quadernetto in uso anni fa. Penso che fosse una mia riflessione. Oggi vorrei aggiungere quest’altra riflessione: quanto ci condizionano le parole!  Sono migliaia di anni che diamo per scontata l’equivalenza uomo-mortale; chissà che mondo diverso sarebbe stato quello dell’equivalenza uomo-natale!

Ed ancora, mentre aspetto che nasca Sarasvati, la mia nipotina, penso al punto centrale della mia Milano, il Duomo Mariae Nascenti.

Mi sono sempre domandata perché l’abbiano tradotto (dedicato a) “Maria Bambina”.

Nascenti: participio-presente-attivo.

Quanto pesano queste parole, se le ascolto una ad una!

Maria: il femminile che sempre nasce, è sempre “natale”.

E così è, nella sua cultura antica, Sarasvati.

Namasté, Sarasvati!

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