Sì o no ai bambini-medicina?

di Joaquín Grau
Traduzione di M. Luisa Cozzi

 

Anche se un bimbo-medicina non è esattamente lo stesso di un bimbo-rimpiazzo, ogni madre, ogni padre sa, senza dover riferirsi alle conoscenze percettive di Anatheoresis, che dallo zigote all’infanzia suo figlio percepisce solo emotivamente, che è incapace di ragionare e quindi di discernere, dal momento che non possiede i ritmi cerebrali maturi che richiede il fare ciò. Detto altrimenti: un bebè intrauterino è profondamente ricettivo degli stati emozionali della madre. Che messaggi può trasmettere una madre che è emotivamente cosciente di stare annidando più un farmaco che un bebè? Una madre che è più cosciente emotivamente del bebè ammalato che di quello che tutto sommato sente che ne sarà la risoluzione medica. E questo bebè-medicina arrivato all’infanzia, con ritmi di veglia non ancora maturi, questo bimbo che non può capire di essere poco più di un farmaco, che brama solamente di essere amato, questo bimbo che non può dare un amore pienamente disinteressato perché è ancora nell’età di riceverlo, può questo bimbo capire di essere stato generato con lo scopo fondamentale di dare la vita a suo fratello? L’esperienza anateoretica ci dice che questo bambino arriverà all’adolescenza con un io profondamente debilitato. Con una bassa autostima perché, pur potendo da adolescente capire quale è stato il suo apporto a favore della vita di suo fratello, la biografia personale della sua memoria occulta con la quale ha conformato il proprio io era già conclusa quando aveva dai sette ai dodici anni e perciò il suo paradigma personale si manifesterà costantemente focalizzato da questa inferiorità di autostima dovuta alla mancanza di una vita propria. All’essere un semplice procuratore di vita per suo fratello.

 

 

 

Giuda alla forca

di Joaquín Grau
Traduzione di M. Luisa Cozzi

 

Lettore, se hai avuto la fortuna d’incontrare Joaquín Grau, riconoscerai in queste pagine alcuni dei suoi fragorosi silenzi. Quei silenzi inframmezzati da parole, ben poche sue parole, con lo sguardo all’universo, il cuore che palpita d’un amore che si sciuperebbe nelle parole… Risentirai forse il brivido di quei momenti, in cui si faceva silenzio in te, silenzio e gratitudine per il messaggio che ti donava il più umile dei maestri. Quante volte! Per questo ho voluto tradurre e offrire questa pagina di Judas, l’opera a cui Joaquín teneva particolarmente (mi chiese lui di tradurla), siccome le esperienze belle acquistano vita comunicandosi!

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